Guida al congedo di maternità: cos'è, come funziona e caratteristiche

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici durante la gravidanza e nei mesi successivi al parto. In Italia ha una durata ordinaria di cinque mesi ed è disciplinato dal D.Lgs. 151/2001, che tutela la salute della madre e del bambino garantendo al tempo stesso un sostegno economico attraverso l'indennità di maternità.

congedo di maternità

Congedo di maternità in sintesi

Se stai cercando una risposta rapida, ecco le informazioni principali sul congedo di maternità:

  • Dura normalmente 5 mesi;
  • può essere fruito con modalità flessibili in presenza dei requisiti previsti;
  • spetta alle lavoratrici dipendenti, autonome e ad alcune categorie di libere professioniste;
  • prevede un'indennità economica erogata dall'INPS o dalla cassa previdenziale di riferimento;
  • la domanda può essere presentata online tramite il portale INPS con SPID, CIE o CNS;
  • si applica anche in caso di adozione o affidamento.

Che cos'è il congedo di maternità

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici in gravidanza e nei mesi successivi al parto. Non è una scelta: è un diritto garantito dalla legge italiana (D.Lgs. 151/2001, il Testo Unico sulla maternità e la paternità) ed è obbligatorio, il che significa che né la lavoratrice né l’azienda possono rinunciarvi.

L'obiettivo è duplice: tutelare la salute fisica della madre durante le fasi più delicate della gravidanza e del post-parto, e garantire alla neonata o al neonato un periodo di accudimento nei primissimi mesi di vita.

A chi spetta il congedo di maternità?

1. Lavoratrici dipendenti

Tutte le lavoratrici dipendenti (a tempo indeterminato, determinato, part-time o in somministrazione) hanno diritto al congedo di maternità sin dal primo giorno di lavoro, indipendentemente dall'anzianità aziendale o dal numero di ore lavorate. 

2. Lavoratrici autonome e artigiane

Anche le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane, coltivatrici dirette) hanno diritto al congedo di maternità, gestito dall'INPS sulla base dei contributi versati alla gestione previdenziale di appartenenza.

3. Libere professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS

Le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS hanno diritto all'indennità di maternità a condizione di aver versato almeno tre mesi di contributi nei dodici mesi precedenti l'inizio del periodo indennizzabile.

4. Lavoratrici iscritte a casse professionali

Chi è iscritta a un ordine professionale con cassa previdenziale autonoma (come avvocate, ingegnere, architette, ecc.) deve fare riferimento alla propria cassa per le modalità specifiche: le regole possono differire da quelle INPS.

5. Adozione e affidamento

Il congedo di maternità spetta anche in caso di adozione o affidamento, sia nazionale che internazionale. In questo caso, il periodo parte dall'ingresso della bambina o del bambino in famiglia e si calcola in modo diverso rispetto alla nascita biologica.

La durata e la flessibilità

Il periodo di astensione dal lavoro è solitamente di 5 mesi complessivi. La distribuzione di questo periodo è flessibile, ma segue regole precise di tutela:

Congedo di maternità ordinario

La modalità più diffusa prevede:

  • 2 mesi prima della data presunta del parto;
  • 3 mesi dopo il parto.

Congedo di maternità con flessibilità

È possibile optare per la flessibilità, lavorando fino all'ottavo mese di gravidanza, a patto di aver ottenuto il via libera dal medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale e dal medico competente aziendale (laddove previsto). In questo caso, il congedo sarà di 1 mese prima del parto e 4 mesi dopo.

Congedo di maternità con astensione interamente dopo il parto

In questi casi è necessario allegare alla domanda un certificato del ginecologo (non del medico di base) e un certificato del medico aziendale che dichiarino espressamente che la richiedente può lavorare fino alla data presunta del parto/data del parto.

Congedo di maternità anticipata

Se le mansioni svolte comportano rischi per la salute della persona in attesa o del feto, o se la gravidanza è classificata come “a rischio”, l'astensione può iniziare prima dei due mesi canonici. In questo caso, la persona lavoratrice può fare richiesta di interdizione anticipata, che garantisce la stessa tutela economica del congedo ordinario.

Congedo di maternità prorogata

È il caso in cui si voglia usufruire di ulteriori quattro mesi, una volta terminato il periodo di maternità obbligatoria, per dipendenti da mansioni o luoghi di lavoro incompatibili

con la maternità. Per questa tipologia di domanda non serve produrre alcun documento al momento della domanda.

Perché la domanda possa essere accolta è però necessario che l’Ispettorato del Lavoro abbia rilasciato il provvedimento di interdizione prorogata (solitamente richiesto dalle aziende che segnalano all’Ispettorato l’incompatibilità tra mansioni/luoghi di lavoro e lo stato di maternità).

Quanto si percepisce durante il congedo di maternità?

Durante il congedo di maternità, la lavoratrice non percepisce lo stipendio ordinario dal datore di lavoro, ma riceve un'indennità economica erogata dall'INPS (o dalla propria cassa previdenziale, nel caso delle libere professioniste).

L'indennità per le lavoratrici dipendenti

Le lavoratrici dipendenti percepiscono un'indennità pari all'80% della retribuzione media giornaliera per tutta la durata del congedo obbligatorio. In molti contratti collettivi nazionali (CCNL), il datore di lavoro integra questa indennità fino al 100% della retribuzione.

L'indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro, che poi la recupera come credito nei confronti dell'INPS.

L'indennità per le lavoratrici autonome

Le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette) percepiscono un'indennità giornaliera calcolata su base forfettaria dall'INPS, di importo generalmente inferiore rispetto alle lavoratrici dipendenti.

L'indennità per le iscritte alla Gestione Separata

Per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS, l'indennità è pari all'80% di 1/365 del reddito imponibile dell'anno precedente, moltiplicato per i giorni di congedo.

Come presentare la domanda

La procedura per accedere al congedo di maternità è ormai quasi interamente digitalizzata. Ecco i passi principali:

  1. Certificato medico: prima di fare domanda, è necessario essere in possesso del certificato di gravidanza rilasciato dal medico del SSN, che attesta la data presunta del parto.
  2. Accesso al portale INPS: si accede al sito ufficiale INPS utilizzando lo SPID, la Carta d'Identità Elettronica (CIE) o la Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
  3. Invio domanda: si compila la domanda telematica di indennità di maternità, inserendo i dati richiesti e allegando (se non già presente nel sistema tramite il medico) il certificato di gravidanza.
  4. Comunicazione al datore di lavoro: è essenziale avvisare tempestivamente il proprio datore di lavoro (o l'Agenzia per il Lavoro, se si è in somministrazione), per permettere una corretta gestione delle comunicazioni obbligatorie.

La domanda può essere presentata anche tramite i patronati, che offrono assistenza gratuita per la gestione di queste pratiche.

Quali diritti sono garantiti durante il congedo di maternità?

Durante il congedo di maternità - e più in generale durante la gravidanza e il periodo successivo al parto - la legge garantisce tutele importanti che vale la pena conoscere.

Divieto di licenziamento

Dall’inizio della gravidanza fino al primo anno di vita del bambino o della bambina, il licenziamento è vietato, salvo casi gravissimi (come la cessazione dell'attività aziendale). Questa tutela scatta anche se il datore di lavoro non è ancora a conoscenza dello stato di attesa.

Conservazione del posto

Al termine del congedo, si ha diritto a rientrare nella stessa posizione (o in una equivalente), mantenendo retribuzione e prospettive di carriera.

Anzianità e benefici

Il periodo di congedo conta a tutti gli effetti ai fini dell'anzianità di servizio e permette di maturare ferie, tredicesima e altre mensilità aggiuntive previste dal contratto.

Tutela della salute

In presenza di mansioni a rischio (es. lavori pesanti, sostanze nocive, turni notturni), il datore di lavoro deve proporre mansioni compatibili. Se non è possibile, è prevista l’astensione anticipata con piena indennità.

Contratti a termine

La scadenza del contratto non fa perdere il diritto all’indennità di maternità. Se il rapporto di lavoro termina durante l'astensione (anche quella anticipata), si continua a percepire l’indennità per tutto il periodo indennizzabile, purché sussistano i requisiti contributivi (di norma l'accredito di almeno 60 giorni nel biennio precedente).

Congedo di paternità

La normativa non tutela solo la madre. È fondamentale considerare anche il ruolo dell'altro genitore. La legge prevede infatti anche il congedo di paternità (obbligatorio e facoltativo), che permette a chi diventa padre di astenersi dal lavoro per un determinato periodo di tempo.

FAQ sul congedo di maternità

Il congedo di maternità è obbligatorio?

Sì. Il congedo di maternità è un diritto garantito dalla legge italiana (D.Lgs. 151/2001, il Testo Unico sulla maternità e la paternità) ed è obbligatorio, il che significa che né la lavoratrice né l’azienda possono rinunciarvi.

Quanti mesi di maternità obbligatoria spettano?

La maternità obbligatoria ha una durata ordinaria di cinque mesi. Nella maggior parte dei casi vengono fruiti due mesi prima della data presunta del parto e tre mesi dopo la nascita, ma sono previste modalità di fruizione più flessibili in presenza di specifiche certificazioni mediche.

Chi paga il congedo di maternità?

L'indennità di maternità è generalmente erogata dall'INPS. Per le lavoratrici dipendenti viene spesso anticipata in busta paga dal datore di lavoro, che successivamente recupera l'importo dall'istituto previdenziale.

Come si calcola l'indennità se ho cambiato lavoro di recente?

L'indennità viene calcolata sulla base della retribuzione media del periodo di paga immediatamente precedente l'inizio del congedo. Se hai cambiato azienda, si terrà conto della retribuzione percepita nel nuovo rapporto di lavoro.

Posso dimettermi durante il periodo di maternità?

La legge prevede una tutela specifica per le dimissioni presentate durante il periodo di maternità. Le dimissioni rassegnate durante il periodo in cui opera il divieto di licenziamento (fino al compimento di un anno di età del bambino) non richiedono il preavviso e danno comunque diritto all'indennità di disoccupazione (NASpI), qualora ne ricorrano i requisiti.

La maternità anticipata è diversa da quella ordinaria?

Sì. La maternità ordinaria (obbligatoria) scatta automaticamente per legge ai tempi stabiliti. La maternità anticipata deve invece essere richiesta e approvata in base a certificazioni mediche che attestano rischi per la salute o l'impossibilità di svolgere le proprie mansioni durante la gravidanza.

È possibile lavorare fino al parto?

Sì. In presenza delle condizioni previste dalla normativa e delle necessarie certificazioni sanitarie, la lavoratrice può scegliere di posticipare integralmente il periodo di astensione obbligatoria al periodo successivo alla nascita.

L'indennità di maternità è tassata?

L'indennità erogata dall'INPS è soggetta a tassazione IRPEF. Tuttavia, essendo un reddito sostitutivo, le modalità di tassazione avvengono solitamente tramite conguaglio in busta paga, quindi la persona riceve l'importo netto calcolato dal datore di lavoro che ha anticipato l’indennità.

Il congedo di maternità spetta anche con contratto a tempo determinato?

Sì. La scadenza del contratto non comporta automaticamente la perdita del diritto all'indennità di maternità, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa vigente.