Mobbing sul lavoro: esempi, effetti e prevenzione
Il mobbing è un fenomeno sempre più discusso nei contesti lavorativi contemporanei, eppure resta spesso frainteso.

Comprendere quando si verifica questo fenomeno, come dimostrarlo e quali sono le conseguenze è fondamentale per tutelarsi, anche in termini di dimissioni per giusta causa, stress lavoro correlato, accesso ad assistenza legale gratuita e NASpI.
In questo articolo analizzeremo in modo chiaro cos’è il mobbing, i suoi tipi, le conseguenze sulla salute e sul lavoro, e come prevenire o affrontare la situazione, rispondendo alle domande più comuni.
Cos’è il mobbing
Il mobbing è una forma di violenza psicologica sul luogo di lavoro che si manifesta attraverso comportamenti ripetuti e sistematici volti a danneggiare un/una lavoratore/lavoratrice. Non si tratta di un semplice conflitto o di un momento di tensione, ma di azioni deliberate che mirano a isolare, sminuire o costringere una persona a lasciare il proprio incarico. Il mobbing può assumere diverse forme, tra cui: intimidazioni, esclusione sociale, critiche continue e ingiustificate, assegnazione di compiti degradanti, ostruzionismo nelle comunicazioni e diffusione di voci dannose.
Si distingue per tre caratteristiche principali: durata nel tempo, intenzionalità e squilibrio di potere tra chi lo subisce e chi lo compie. Questo fenomeno può avere gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale della vittima, sul rendimento lavorativo e, nei casi più gravi, sulla possibilità stessa di mantenere il proprio lavoro.
Quando si può dire che è mobbing?
Non ogni conflitto sul lavoro costituisce mobbing. Si configura quando:
- Esiste una condotta reiterata nel tempo (spesso definita “continuativa per almeno sei mesi”);
- Il comportamento ha l’obiettivo di danneggiare psicologicamente o professionalmente il soggetto;
- Si verifica un disequilibrio di potere, che rende difficile per la vittima difendersi.
Secondo studi recenti, circa il 10% dei lavoratori italiani ha dichiarato di aver subito forme di mobbing, ma la cifra reale potrebbe essere più alta, considerando la sottostima dovuta alla paura di ritorsioni.
Esempi concreti di mobbing
Il mobbing non si manifesta sempre in modo evidente: spesso si tratta di comportamenti sottili, ripetuti e sistematici che minano progressivamente la serenità e la professionalità del lavoratore. Conoscere esempi concreti aiuta a riconoscere il fenomeno e a capire quando è il caso di intervenire.
I comportamenti vessatori possono assumere forme diverse, dai gesti più evidenti a condotte più subdole e difficili da documentare. Possono derivare da colleghi, superiori o dall’organizzazione stessa, e il loro effetto su chi lavora è sempre significativo, sia a livello psicologico sia pratico.
Isolamento sociale
La persona viene esclusa dalle riunioni, dalle comunicazioni importanti e dai momenti di confronto con il team. Può non ricevere informazioni necessarie per svolgere correttamente il proprio lavoro o essere ignorata in maniera deliberata dai colleghi. Questo tipo di comportamento crea una sensazione di esclusione e di impotenza, facendo percepire alla vittima di non essere più parte integrante del gruppo.
Critiche continue e ingiustificate
Ogni attività svolta viene costantemente sminuita, anche quando il lavoro è stato eseguito correttamente. Commenti denigratori, sarcasmo o richiami ingiustificati diventano la norma, con l’effetto di minare la fiducia in sé stessi e aumentare ansia e stress. Questa forma di mobbing può colpire sia il morale che la motivazione, rendendo difficile concentrarsi e produrre risultati.
Assegnazione di compiti degradanti o impossibili
La persona può essere incaricata di mansioni inferiori alle proprie competenze o obiettivi irrealizzabili, con il rischio di fallire continuamente. Questa pratica non solo sminuisce le capacità professionali della vittima, ma può anche compromettere la sua carriera, minando la possibilità di avanzamento e di riconoscimento all’interno dell’azienda.
Diffusione di voci dannose
Spargere false informazioni, pettegolezzi o accuse infondate per minare la reputazione di chi lavora è una forma di mobbing molto insidiosa. Oltre a creare tensioni tra colleghi, questo comportamento può influire negativamente sulla credibilità della vittima e sulla sua posizione all’interno dell’organizzazione, generando isolamento e sfiducia.
Ostruzionismo burocratico
Negare strumenti, risorse o autorizzazioni necessarie per completare i propri compiti è un’altra forma di mobbing. L’ostacolo deliberato al corretto svolgimento del lavoro provoca frustrazione, ritardi e spesso porta la vittima a essere percepita come inefficiente.
Qual è il mobbing più frequente?
Esistono diversi tipi di mobbing, ma tra i più frequenti troviamo:
- Mobbing verticale discendente: il superiore vessatore contro il subordinato. È il più comune.
- Mobbing verticale ascendente: il lavoratore “punge” il superiore, più raro ma possibile.
- Mobbing orizzontale: tra persone dello stesso livello, spesso sotto forma di esclusione o pettegolezzi.
- Mobbing organizzativo: imposto dall’azienda attraverso carichi di lavoro eccessivi, procedure impossibili o obiettivi irrealistici.
Cos’è il mobbing bianco?
Il mobbing bianco è una forma più sottile e subdola di vessazione. Non ci sono insulti diretti o azioni palesemente aggressive, ma il comportamento dell’azienda o dei colleghi ha effetti negativi sulla vittima. Alcuni esempi:
- Sottovalutazione costante dei risultati: ignorare i successi della persona;
- Esclusione dai progetti importanti: far sentire la persona inutile o non competente;
- Scarso supporto manageriale: mancanza di feedback o guida per il corretto svolgimento dei compiti.
Il mobbing bianco è difficile da dimostrare perché non lascia “tracce” evidenti, ma può essere altrettanto dannoso per la salute mentale e fisica.
Cosa succede se denuncio il mio datore di lavoro per mobbing?
Denunciare il mobbing è un passo importante ma delicato. Ecco cosa può succedere:
- Valutazione della denuncia: l’organo competente (ispettorato del lavoro o tribunale) esamina le prove e la documentazione raccolta.
- Procedimenti legali: si può aprire una causa civile o penale, a seconda della gravità dei comportamenti.
- Tutela economica: se la denuncia viene accolta, il/la lavoratore/lavoratrice può ottenere risarcimenti economici o il riconoscimento di dimissioni per giusta causa per mobbing, con diritto alla NASpI.
- Protezione della carriera: la legge tutela chi lavora da ritorsioni, anche se in pratica è fondamentale documentare ogni comportamento per ridurre i rischi.
È consigliabile affidarsi adassistenza legale gratuita per mobbing se le risorse economiche sono limitate, oppure rivolgersi a sindacati o enti di tutela del lavoro.
Il mobbing è riconosciuto anche dalla legge italiana: l’articolo 2087 del Codice Civile impone al datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale dei lavoratori, fornendo un fondamento giuridico alle azioni legali.
Dimissioni per mobbing: cosa sapere
Quando la situazione diventa insostenibile, molti lavoratori valutano le dimissioni per mobbing. Questa scelta può essere giustificata legalmente come dimissioni per giusta causa, che consentono di percepire la NASpI. Tuttavia, alcune condizioni devono essere soddisfatte:
- Il mobbing deve essere accertabile.
- Deve esserci una documentazione chiara di minacce, vessazioni o isolamento.
- La persona deve aver tentato di segnalare il problema all’azienda.
Le dimissioni volontarie senza giusta causa non danno diritto alla NASpI. Per questo motivo, è fondamentale pianificare la strategia insieme a un legale esperto.
Mobbing e stress lavoro correlato
Uno degli effetti più gravi del mobbing è lo stress lavoro correlato. Questo fenomeno può portare a:
- Ansia e depressione;
- insonnia e disturbi psicosomatici;
- riduzione della produttività e del rendimento lavorativo;
- problemi di salute fisica, come mal di testa, problemi gastrointestinali o disturbi cardiovascolari.
Il riconoscimento dello stress lavoro correlato è utile anche in sede legale, perché può rafforzare la richiesta di risarcimento o il diritto alla NASpI in caso di dimissioni per mobbing.
Prevenzione e consigli pratici
Prevenire il mobbing è possibile sia a livello individuale che organizzativo:
- Formazione aziendale: corsi su leadership positiva, gestione dei conflitti e cultura del rispetto.
- Procedure chiare: definire regole di comportamento e protocolli per la segnalazione di abusi.
- Supporto psicologico: disponibilità di counseling per i e le dipendenti vittime di stress.
- Documentazione costante: tenere traccia di e-mail, comunicazioni e comportamenti sospetti.
- Intervento tempestivo: affrontare il problema in fase iniziale riduce il rischio di escalation.
La persona interessata deve sapere che non è sola: supporto legale e sindacati possono offrire supporto pratico e psicologico.
Prevenire e affrontare il mobbing significa non solo tutelare la propria carriera, ma anche contribuire a creare ambienti di lavoro più sani e rispettosi. Informarsi e agire tempestivamente è il primo passo verso una soluzione concreta.
FAQ sul mobbing sul lavoro
Quali sono i segnali precoci del mobbing?
I segnali possono includere ansia o stress cronico, calo di motivazione, isolamento dai colleghi, mancanza di riconoscimento per i risultati ottenuti e aumento dei conflitti sul lavoro. Riconoscerli precocemente permette di intervenire prima che la situazione peggiori.
Il mobbing può portare a malattie riconosciute dallo Stato?
Sì, il mobbing può causare disturbi psicologici e psicosomatici, come ansia, depressione, insonnia o problemi gastrointestinali, che possono essere riconosciuti come malattie professionali se dimostrati in sede medico-legale.
Il mobbing può verificarsi anche da remoto?
Sì, con lo smartworking o il lavoro a distanza il mobbing può manifestarsi tramite esclusione dalle comunicazioni online, mancata condivisione di informazioni essenziali, e-mail aggressive o assegnazione di compiti impossibili da completare a distanza.
Quali passi legali si possono intraprendere prima di arrivare alla denuncia?
Prima di sporgere denuncia formale, è consigliabile raccogliere prove, segnalare il problema all’azienda o alle risorse umane, rivolgersi a un legale o a un sindacato, e valutare eventuali mediazioni interne per risolvere il conflitto in modo preventivo.
Il mobbing può essere riconosciuto anche dopo anni dal verificarsi?
Sì, in alcuni casi le conseguenze del mobbing, come stress cronico o danni psicologici, possono emergere anche anni dopo. Tuttavia, per motivi legali è fondamentale raccogliere documentazione e testimonianze il prima possibile, per facilitare eventuali azioni legali o richieste di risarcimento.