LA tua azienda è a Milano ma tu lavori da Palermo: south working

Secondo la Treccani il south working è il “lavoro da remoto per aziende fisicamente collocate nell'Italia del Nord, svolto da casa o in regime di smart working da persone che abitano nell'Italia del Sud”.

In parole povere, la tua azienda sta a Milano ma tu lavori da Palermo.

Se n’è iniziato a parlare nel 2020, quel momento storico che tutti vorremmo dimenticare ma che ha finalmente sdoganato il tabù del lavoro da remoto (in Italia, perché all’estero se ne parlava già da un pezzo).

Se vogliamo renderla ancora più facile: perché devo affrontare il costo della vita delle grandi città se posso stare al Sud pagando decisamente meno ma percependo lo stesso stipendio?
Ha senso.

Ecco perché tantissimi giovani (ma anche meno giovani) lavoratori hanno messo in moto una migrazione al contrario, lasciando le metropoli per tornare a casa.

In realtà il fenomeno è molto più complesso di così e coinvolge l’aspetto più ampio della valorizzazione del territorio e delle risorse.

Il south working, infatti, è nato in risposta alla necessità di trovare soluzioni per le difficoltà del Mezzogiorno, una delle regioni più penalizzate in Europa dal punto di vista economico e occupazionale.
Questa migrazione al contrario è indubbiamente un’opportunità per sfruttare le competenze dei lavoratori del Sud senza obbligatoriamente costringerli a spostarsi al Nord o, peggio ancora, all’estero.
E questo non riguarda solamente i lavoratori autonomi e le professioni creative, ma anche le grandi aziende che stanno adottando il lavoro agile e il lavoro da remoto come modalità di organizzazione del lavoro.

È una classica situazione win-win: tu azienda puoi ampliare il bacino di ricerca e selezione del personale, tu lavoratore del Sud puoi accedere a impieghi altrimenti difficilmente raggiungibili.

Meglio di così!

Finalmente un progetto di promozione sociale a favore del Sud

L’Associazione South Working® – Lavorare dal Sud è un progetto nato a marzo 2020 con l’obiettivo di colmare il divario economico, sociale e territoriale tra Nord e Sud, tra aree industrializzate e marginalizzate del Paese, attraverso un processo di riattivazione dei territori tradizionalmente periferici.

Elena Militello, la fondatrice del progetto, ha dichiarato che “l’obiettivo principale di South Working è quello di advocacy: sensibilizzare le istituzioni ad adottare politiche pubbliche per diffondere l’idea e il movimento di opinione dal basso per l’accettazione di queste modalità lavorative, cui si affiancano un Osservatorio per lo studio del fenomeno e la creazione di una Rete del South Working tra i principali portatori di interesse, ovvero lavoratori, aziende ed enti locali”.

3 sono i requisiti fondamentali identificati da Elena Militello e il cofondatore di South Working Mario Mirabile affinché questo ambizioso progetto possa essere realizzato efficacemente.

1. Una buona connessione internet
2. Un collegamento con aeroporti e stazioni a meno di 2 ore di distanza
3. La presenza di uno spazio, pubblico o privato, da cui lavorare rispettando le esigenze di socialità e in cui incontrarsi e incontrare anche le comunità locali

Questo è l’unico modo per garantire degli standard accettabili a chi può e vuole lavorare dal Sud.

Il rovescio della medaglia

In un’intervista con Antonio Perdichizzi, fondatore e ceo dell’azienda catanese Tree, abbiamo evidenziato anche l’altra faccia della medaglia del south working.

Uno dei freni a questo fenomeno, infatti, riguarderebbe l’effettivo interesse dei lavoratori a spostarsi di nuovo al Sud.

Bello il mare, bello stare vicino a mammà, bello non pagare 400€ di treno a Pasqua e Natale, ma, in linea con il terzo requisito identificato da Elena Militello e Mario Mirabile, c’è un discorso legato ai servizi che non può non essere considerato quando si prende una decisione del genere

Per citare direttamente le parole di Antonio, “sarebbe bellissimo poter veramente attrarre a Sud le professionalità già formate che lavorano al Nord. Ma dovremo creare le condizioni affinché questo avvenga. Parlo di imprese che costruiscano realmente organizzazioni adatte al lavoro agile. E poi servono le infrastrutture in loco.Il grande problema è che a Sud non c’è la giusta offerta per i professionisti attualmente impiegati al Nord, soprattutto da parte delle pmi. Poi è necessario il ruolo delle città, con una offerta di cultura, istruzione, servizi sanitari, trasporti, connessioni digitali.Tutto deve essere adeguato”.

E tu saresti disposto a lasciare la grande città per ri-trasferirti al Sud?