5 modi per mettere al sicuro la propria carriera nell’epoca dell’IA
Cosa fare per ridurre il senso di smarrimento o di paura che possono derivare dal prepotente ingresso dell’Intelligenza Artificiale, applicata ai propri e consueti processi di lavoro?

Ecco cinque punti che, a detta degli esperti, risultano dirimenti per consolidare skill e professionalità sulla soglia dell’era IA:
1 - non pensare che l’IA consenta di fare previsioni. L’attuale modello è sviluppato per generare parole e discorsività, non per formulare strategie e prevedere scenari e insight. 2 - allenare le skill che i sistemi IA si sforzano di emulare. 3 - raddoppiare l’attenzione sui fenomeni del “mondo reale”. 4 - rafforzare al massimo la riconoscibilità, da parte dei sistemi IA, del proprio brand e della propria identità professionale online. 5 - sviluppare e ra orzare expertise riconosciute e riconoscibili nel proprio specifico professionale, in modo da divenire fact-checker e ‘controllori’ autorevoli del lavoro svolto dagli algoritmi. Così facendo, è possibile diventare figure appetibili , ricercate per la capacità di saper gestire in modo e cace la responsività dei sistemi IA.
Da autunno 2022 l’Intelligenza Artificiale, e in particolare ChatGPT e Gpt 4, la sua release più recente, hanno preso il centro della scena in tutti i discorsi che riguardano il futuro del business, delle pratihe di lavoro e di apprendimento, si tratti di studio e analisi dei big data che di aggiornamento professionale. Sono bastati pochi mesi perché ChatGPT diventasse la consumer app con la di usione più rapida nella storia del software, surclassando nei tempi la crescita di ‘giganti’ come Instagram e TikTok, e portando un colosso come Google a perdere 100 miliardi di dollari nel tentativo di lanciare sua chatbot IA, Bard, quando ancora non era pronta a competere per fluidità e precisione di risposta con ChatGPT.
Di fronte a un ‘boom’ del genere la posta in gioco si fa altissima, non soltanto per le imprese, ma anche per tutti quelli che vogliono, devono o sperano di gestire e mettere a frutto le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale nel proprio ambito di carriera e di professione.

Un campo infinito: pregiudizi e timori da superare
A lungo gli esperti ci hanno assicurato che la chiave per superare e ‘cavalcare’ la rivoluzione IA sta nella creatività e nella intuitività: in quelle skill che, teoricamente, l’intelligenza delle macchine non è in grado di emulare. Sono bastati pochi mesi di ChatGPT per ridimensionare questa convinzione, e dimostrare invece che l’attuale New-Wave dell’IA, come è stata definita, è in grado di fare ben più che masticare e digerire numeri, analizzare ed elaborare quantità impensabili di dati e informazioni.
Oggi alcune app di IA, DALL-E e MidJourney ad esempio, sono già in grado di generare immagini artistiche e fotografiche di livello professionale, di generare articoli e contenuti testuali che tanti, tra i anager, i giornalisti, i copywriter ADV e i content editor Social, osservano con stupore spaventato.
Forse, al momento attuale, ha poco senso dibattere se ChatGPT sia più abile, o meglio di noi. In certe cose sì, in altre no, in sostanza.
Conta invece che queste app sono a disposizione e sono sempre più di use: come ha scritto recentemente Tomas Chamorro-Premuzic, Chief Innovation O cer di ManpowerGroup e Professore associato di Business Psychology all’ University College di Londra e alla Columbia University di New York, ciò che conta è rendere e mantenere fluida e ottimale la nostra capacità di implementarne l’uso, così da sfruttarle al massimo della loro potenzialità.
In tal senso, gli ambiti funzionali dell’IA sono vastissimi, se non infiniti, e già oggi Gpt 4, così com Bing e Copilot di Microsoft, sono usati in maniera intensiva per assistere e integrare il lavoro
executive in fase di brainstorming, nella produzione di abstract, nella preparazione di bozze, o ancora per eseguire ricerche massive su temi specifici selezionando risultati molto precisi e selettivi. Andando oltre gli usi specifici, come detto infiniti, si fa più interessante porsi la questione se esistono strategie che i professionisti possono dispiegare per generare un proprio valore aggiunto, e rendersi perciò utili e appetibili anche davanti alle prodigiose capacità espresse dall'IA.
Come evitare, insomma, panico e soggezione dannosi, e consolidare la nostra futura capacità professionale in piena epoca IA?
Vediamo insieme 5 punti davvero importanti, se non dirimenti.
Evitare la trappola della predittività
Ad oggi l’IA non è progettata e non è in grado di generare insight e fare previsioni attendibili; le sue capacità predittive si ‘limitano’ a parole e proposizioni.
Di fronte a scenari macroscopici, in sostanza, le sue capacità di suggestione perdono in giudizio, tendono a essere omogeneizzate, paragonabili al cosiddetto buon senso ma non di più, l’esatto contrario della precisione di dettaglio che necessitano le scienze statistiche e predittive per essere valide.
Del resto questo stesso limite, questa tendenza a rappresentare il “senso comune”, in termini di comunicazione di massa, può risultare già oggi utilissimo per tastare il polso della cosiddetta “opinione pubblica”: Gpt 4 è un ottimo tool per raccogliere risposte costruite in base al knowledge più di uso, anche in termini di Bias e di elementi di ignoranza o pregiudizio. Se ci a diamo all’IA senza senso critico e senza consapevolezza dei limiti descritti, rischiamo di fare analisi e previsioni preconfigurate e inutili, impoverite nella loro sostanza.
Già ci capita quando lasciamo che Google o Gmail auto concludano le nostre ricerche o le nostre bozze e-mail: facciamo prima, siamo più veloci, ma ci accorgiamo che il risultato perde un po’ in originalità e ‘unicità’.
Gpt 4 è e cacissimo nella preparazione di bozze e draft, in altre parole, ma per emergere in termini di stile di ragionamento, anche predittivo, precisione di linguaggio e di postulato,di chiarezza ed e cacia della comunicazione, la penna o la tastiera umane sono ancora un valore aggiunto imprescindibile, su cui possiamo formarci e crescere costantemente, in termini professionali. In una relazione di uso, per fare un esempio pratico, spesso vale la pena di fare il contrario di quello che Gpt 4 suggerisce come primo responso, proprio per liberarsi da bias e concetti convenzionali e abusati.
Vale insomma la dinamica che si è già evidenziata per la comunicazione corporate e di branding: creare un linguaggio aziendale omogeneo e ripetitivo, rischia di ‘bollire’ i propri interlocutori e allontanare i potenziali clienti, mentre uno stile meno indicizzato e un'attitudine più spontanea e individuale portano al proprio discorso di brand una personalità più identitaria e genuina, più aperta al nuovo e capace di sorprendere, di risultare originale e fuori dal coro, anche usando sistemi IA.

Affinare le skill che l’IA fatica a emulare
Sappiamo che Gpt 4 è sviluppata con grande attenzione a rispettare confini deontologici ed etici ed essere rispettosa dell’interlocutore umano che la interroga. I suoi feedback sono empatici e consapevoli dei limiti, imposti o meno, che possono mostrare, ad esempio il ‘senso comune’ di cui sopra, ma anche limiti critici normativi e giuridici, come la protezione di categorie a rischio di molestia o di altre minacce informatiche e criminali.
Sono anche creativi, in termini visivi e testuali, in grado di restituire strofe, freddure e giochi di parole, così come immagini e illustrazioni ironiche, iperreali, drammatiche, e così via. Tutte queste reazioni, tuttavia, prendono spunto da architetture che prevedono ed eseguono associazioni di parole o di immagini, in entrambi casi raccolte in quell’enorme e fluido database che oggi è il web esplorabile online.
L’IA, però, non possiede un’attività psichica, e perciò non può competere con noi in termini di sfera emotiva e capacità intuitiva, che sono condizioni essenziali per coltivare al meglio le cosiddette soft skill. Per citare ancora Tomas Chamorro-Premuzic di ManpowerGroup la “connessione degli esseri umani è predisposta per reagire e rispondere a emozioni genuine”: in altre parole, non esiste machine learning capace di superare gli umani in rapidità di empatia, di comprensione intuitiva di ciò che sentiamo intimamente o vediamo riflesso nel comportamento altrui.
Lavorare e allenare le nostre soft skill all’ascolto e all’osservazione di sé stessi e dell’ambiente umano che ci circonda, pertanto, significa rafforzare la nostra resilienza, che nessun machine learning può sostituire, perlomeno oggi, e costituisce una strategia efficace usare al meglio i tool IA senza sentirci in soggezione.

Insistere sul mondo reale
L’Intelligenza Artificiale in generale, e GPT-4 non fa eccezione, è confinata entro l’ambito del mondo digitale, dove si inscrive in virtual cage interne a sistemi operativi o 1s. Se in questo ambito di attività umana, ci piaccia o meno, è destinata ad allargarsi in modo tanto rapido quanto esponenziale, ciò che invece non può intaccare sono le nostre relazioni personali e le nostre connessioni analogiche, materiali e territoriali.
Risulta quindi cruciale salvaguardare tempi e spazi per dedicarli a ra orzare le nostre reti relazionali e le nostre capacità di rinnovarle e ampliarle a raggio. Gli esperti ne sono certi: le tecnologie che allontanano l’interazione reale con gli altri hanno un e etto negativo sul benessere individuale e sociale, e proprio per questo necessitano di risposte e azioni volte a 'integrarle' con consapevolezza nei nostri stili, abitudini e pratiche di lavoro e di vita materiale.
Il Covid19 ci ha fatto pensare che riti lavorativi e sociali come pranzi o cene tra colleghi, seminari e convention, associazioni culturali e di volontariato, o anche più semplicemente occasioni conviviali o di dibattito, fossero replicabili sui social e online, o sacrificabili in nome della sicurezza sanitaria, e forse ci siamo un po’ adeguati a farne a meno.
Di contro, sono proprio abitudini come queste a risultare le occasioni più concrete per costruire relazioni professionali e raccogliere insight e feedback utili anche in ambito di lavoro e di carriera. In tal senso, non esiste sistema IA che tenga il confronto, e coltivare il socialite del mondo materiale resta un elemento primario. Allo stesso modo, non delegare all’IA l’attività di ricerca, ma condurla interagendo e costruendo le relazioni nel mondo materiale, ponendo domande e aprendosi al dibattito con le persone che capita di incontrare per rilevare nuovi insight e nuove prospettive, diventa un vantaggio cruciale.
L’IA può solo raccogliere e associare dati e informazioni già espresse ed elaborate. Quando ci s’imbatte e si raccoglie un’informazione attraverso l’esperienza di vita o tramite un colloquio di lavoro o una conversazione tra colleghi di azienda o di ruolo, si aggiunge qualcosa di genuinamente nuovo e originale alla propria cultura di lavoro e di esperienza che non può essere ricreata e raccolta tramite i sistemi di IA.

Sviluppare il proprio "personal brand”
Lo abbiamo ribadito: l’IA ha raggiunto un livello qualitativo e funzionale che può sostituire, di fatto, il lavoro umano posto al vertice basso di alcune attività esecutive e di creazione: copywriting e graphic design, per fare due esempi comuni, e in tal senso possono essere integrate o appetibili per chi ha stringenti necessità di ridurre i volumi di costo del lavoro.
Ciò che non possono replicare è invece l’eccellenza, la capacità intuitiva e geniale di individuare concept e narrazioni su cientemente disruptive o strategicamente e caci in termini di innovazione, comunicatività, precisione settoriale. In tal senso, quando si è consapevoli di possedere skill ed expertise adeguate e ricercate, è utile e necessario insistere sulla propria reputation come se il nostro nome fosse un brand da promuovere e vendere.
L’Intelligenza Artificiale, in più, sta già entrando in modo massiccio nel settore delle Risorse Umane, specie in fase di scrematura di candidature massive, e non esiste modo migliore per farsi ‘selezionare’ dai sistemi IA se non facendo veicolare in modo intelligente e preciso il proprio brand, sia anche solo nome e cognome, e la propria reputation online. A ciò si aggiunge un tema psicologico: per quanto l’IA sia uno strumento utile e vantaggioso, i vertici di un’azienda non sono estranei all’influenza di una reputazione e di un nome di richiamo, e non demanderebbero mai una scelta strategica tanto importante a sistemi che so rono di bias e di limiti procedurali di verifica e di conoscenza dettagliata. Anche oggi insomma, curriculum, ‘firma’ e reputazione hanno un peso e una funzione che mette al riparo da intelligenze robotiche.
Nutrire e coltivare l’expertise
GPT-4 e gli altri correnti tool di IA sono paragonabili al mitico asinello di e-mule, che 20 anni fa si caricava gli Mp3 portava in giro la musica scaricata da un indirizzo ip all’altro: sono tecnologie prodigiose nello svolgere enormi carichi di lavoro a velocità non pensabili per noi umani, perfette quindi per raccogliere, associare, elaborare e processare in modo istantaneo enormi quantità di dati. Se la Nasa avesse avuto a disposizione sistemi di IA, a Cape Canaveral sarebbero bastate poche decine di ingegneri e di fisici per un allunaggio.
Quello in cui possono fallire in modo misero, però, se paragonato alla facoltà critica di una mente umana, è nella capacità di associare in termini analitici e di esperienza i dati e le informazioni raccolte. Accade non di rado a chi usa quotidianamente ChatGpt e simili, che la risposta ad una query sia smaccatamente, clamorosamente errata, nella forma come nella sostanza.
Ciò significa, anche in ambito professionale, che quella expertise umana che abbiamo acquisito formandoci a scuola e svolgendo le nostre mansioni lavorative, rappresenta ancora un patrimonio al riparo dei sistemi di IA, e ci permette di guidarli, sempreché ci sforziamo di mantenere le nostre competenze al passo con i tempi. Un patrimonio che ci consente di studiare ogni asset e di formulare risposte utili tempestive e adeguate, anche con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, ma partendo sempre dalle nostre, umanissime e uniche capacità.