Le domande più difficili al colloquio di lavoro: come cavarsela

Sezione: Orientamento
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“Come si vede da qui a dieci anni?” chiedeva un giovane recruiter a un attempato Robert De Niro nella commedia Lo Stagista Inaspettato: la situazione fa sorridere ma questa è una delle classiche domande che spiazzano a un colloquio di lavoro.

Le domande per mettere alla prova un candidato sono molteplici e variano da profilo a profilo, noi abbiamo stilato una lista delle più difficili, con i consigli per valorizzarti al meglio:

Perché dovremmo assumerti? Non c’è una risposta standard. Alla domanda a bruciapelo più temuta bisogna cercare di rispondere con un po’ di inventiva per fare la differenza. Per prepararti, può esserti d’aiuto fare mente locale sul business dell’azienda, sulla sua immagine, sulle mansioni richieste per la posizione: confrontali con i tuoi punti di forza per trovare l’orizzonte che avete in comune e valorizzalo. Cerca di cogliere anche in fase di colloquio eventuali spunti dell’intervistatore che sono affini al tuo profilo per capire su cosa puntare.

Tre pregi e tre aree di miglioramento. Non temere di ammettere i tuoi limiti, l’importante è far capire che ci stai lavorando per migliorare: un recruiter apprezza maggiormente chi è sincero, piuttosto che una persona apparentemente infallibile che ai colloqui successivi -è inevitabile- fa trapelare i suoi limiti.

Quali sono le tue aspettative professionali? Chi deve investire su di te assumendoti vuole essere certo che sta puntando su una persona motivata: devi quindi dimostrare di sapere ciò che vuoi. Per non trovarti in imbarazzo in fase di colloquio, cerca di capire quali sono i tuoi obiettivi professionali di medio e lungo periodo e declinali in relazione al posto per cui ti sei candidato. Chiediti “come può aiutarmi questo lavoro nello sviluppo della mia carriera”?

Domande relative agli interessi personali. Un candidato spesso non li ritiene parte importante, invece non vanno sottovalutati, specialmente se sono citati nel cv: una persona che si dichiara amante della lettura deve essere pronta a trovarsi di fronte alla domanda “siamo in una libreria, che libro mi consiglieresti?”. Per un addetto vendita di una catena di abbigliamento un “cos’è per te la moda?” può invece servire a stabilire se il candidato è in linea con i valori del marchio.

Le domande che spiazzano hanno una precisa funzione: in un colloquio, infatti, oltre ad approfondire le hard skill (le competenze tecniche) riportate nel curriculum, il selezionatore potrebbe voler testare anche le competenze trasversali (cosiddette soft). Ad esempio le capacità di problem solving o l’attitudine nel gestire lo stress: in sostanza tutte quelle caratteristiche che definiscono il modo di essere di un candidato. La conoscenza specialistica (ad esempio di un programma informatico) è importante, ma un’azienda potrebbe voler selezionare una persona dallo stile proattivo o capace di visione strategica, ci hai mai pensato? Prima del prossimo colloquio rifletti sulle risposte che daresti a tutte queste domande: avrai una marcia in più nel non farti cogliere impreparato!